Ceramiche antiche italiane che valgono una fortuna: controlla se hai questi pezzi riconosciuti dagli antiquari

C’è un momento, mentre apri una credenza o sposti una vecchia scatola in soffitta, in cui ti si ferma il respiro: quel piatto “di famiglia”, quella zuccheriera un po’ scheggiata, quel vaso che hai sempre dato per scontato… e se valesse davvero tanto? Con le ceramiche antiche italiane di valore succede più spesso di quanto immagini, perché molti pezzi sono entrati nelle case senza clamore, passati di generazione in generazione, finendo poi dimenticati tra servizi spaiati e ricordi.

Perché alcune ceramiche valgono una fortuna (e altre no)

Il valore non dipende solo dall’età. Gli antiquari cercano una combinazione precisa: qualità dei materiali, decorazione, rarità, stato di conservazione e, soprattutto, provenienza storica. In pratica, non basta che sia “antico”, deve essere “giusto”.

Tra i termini che sentirai spesso c’è maiolica, perché molte eccellenze italiane passano proprio da lì, tra smalti luminosi, scene dipinte e colori che hanno attraversato secoli.

Il controllo numero uno: colore e “pasta”

Quando hai un pezzo tra le mani, la prima cosa è guardare la base e, se possibile, una parte non smaltata.

  • La porcellana autentica tende a un bianco candido, a volte con una leggera sfumatura azzurrina.
  • È più dura e “sonora” della ceramica comune, perché cotta ad altissime temperature (intorno ai 1.300°C) con caolino e feldspati.
  • Una pasta opaca, giallognola o troppo “gessosa” spesso indica produzioni più comuni o riproduzioni.

Un trucco semplice, senza fare danni: avvicina l’oggetto a una fonte di luce. Alcune porcellane di qualità mostrano una traslucenza delicata, come se la luce “entrasse” leggermente.

Il dettaglio che fa impazzire gli antiquari: decoro dipinto a mano

Qui si gioca gran parte della partita. Il decoro dipinto a mano non è perfetto come una stampa, ed è proprio questa la sua bellezza.

Cerca questi segnali:

  • Pennellate visibili, piccole variazioni tra elementi ripetuti (foglie simili ma non identiche, ombre leggermente diverse).
  • Linee che, viste da vicino, “respirano”, non sono piatte.
  • Presenza di oro zecchino applicato manualmente, spesso con leggere irregolarità e una brillantezza meno “plasticosa”.

Al contrario, attenzione a:

  • Contorni troppo perfetti e uniformi.
  • Motivi che sembrano “pixelati” o con puntinature regolari, tipiche del transfer-print industriale.
  • Decorazioni identiche al millimetro su più pezzi, senza micro differenze.

Provenienza storica: il racconto dietro l’oggetto

Quando un pezzo ha una storia riconoscibile, il valore può salire di colpo. Alcuni esempi che, se li ritrovi in casa, meritano un controllo serio:

  1. Maioliche piemontesi del XVIII secolo, spesso blu su fondo “berrettino”, con figure mitologiche (Ercole è un classico) e scene dinamiche.
  2. Porcellane di Doccia-Ginori intorno al 1760, celebri per rilievi, scene naturalistiche e un gusto quasi scultoreo.
  3. Produzioni castellane con paesaggi sintetici e figure estremamente curate, dove la mano dell’artista si sente, eccome.

Non serve essere storici dell’arte, basta osservare: se l’oggetto sembra “raccontare qualcosa”, con una qualità narrativa e pittorica evidente, è già un buon segno.

“Pezzi da fortuna”: cosa controllare subito in casa

Se vuoi fare una prima scrematura, concentrati su questi oggetti, spesso sottovalutati:

  • Alzate, centrotavola, zuppiere con coperchio (le forme complesse erano più costose da produrre).
  • Servizi incompleti ma di alta qualità (anche un solo pezzo raro può valere molto).
  • Oggetti con marchi di fabbrica sotto la base, numeri, simboli, iniziali o stemmi.

Check rapido (in 60 secondi)

  • È pesante “il giusto” e ben rifinito?
  • Il bianco è pulito e profondo (se è porcellana)?
  • Vedi pennellate e micro differenze nel disegno?
  • C’è un marchio, anche sbiadito?
  • Il suono è limpido, non sordo (senza crepe)?

Come far valutare senza farti illusioni (o fregare)

La regola d’oro è questa: non pulire in modo aggressivo e non usare prodotti abrasivi. La patina, i segni del tempo e persino certi difetti “coerenti” con l’età possono essere importanti.

Per una valutazione concreta:

  • fotografa fronte, retro, dettagli del decoro e marchio (macro se possibile),
  • misura altezza e diametro,
  • annota provenienza familiare (anche un semplice “arriva dalla nonna in Toscana” aiuta).

Poi rivolgiti a un antiquario di fiducia o a canali strutturati come case d’asta (per esempio Cambi Casa d’Aste), dove la certificazione e l’attribuzione fanno la differenza tra “carino” e “importante”.

E se ti stai chiedendo se vale la pena controllare, la risposta è sì: a volte la fortuna non è nascosta in una cassaforte, ma in un piatto che hai sempre usato solo a Natale.

Redazione Creattivamente News

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