C’è un momento, spesso brevissimo, in cui il cane “parla” senza fare rumore. Magari sei sul divano, stai salutando un ospite, o alzi un po’ la voce al telefono, e lui sbadiglia. Oppure si lecca il naso e gira la testa di lato. In tanti pensano: “Che carino, ha sonno”. E invece, molto più spesso, è un messaggio preciso.
Il linguaggio sottile che evita i guai
I cosiddetti segnali calmanti sono micro comportamenti che il cane usa per comunicare: “Sono pacifico”, “Non voglio conflitti”, “Ho bisogno di spazio”, “Qui c’è tensione”. Sono stati descritti e resi popolari anche dall’esperta Turid Rugaas, proprio perché ricorrono in situazioni quotidiane, non solo quando il cane ringhia o abbaia.
Il punto affascinante è che sono spesso preventivi. Non arrivano dopo l’esplosione dello stress, arrivano prima, come un tentativo elegante di disinnescare la scena. È una forma di etologia applicata al salotto di casa.
I segnali calmanti più ignorati (e cosa vogliono dire davvero)
Questi sono quelli che vedo fraintendere più spesso, perché sembrano “normali”:
- Sbadiglio: non è sempre sonno. Può comparire durante un approccio troppo diretto, un abbraccio insistente, una discussione tra familiari, o quando qualcuno lo fissa negli occhi. È un “abbassiamo i toni”.
- Leccarsi il naso o le labbra: spesso è un gesto rapidissimo, quasi un tic. Dice “Non sono una minaccia” oppure “Mi sento a disagio”.
- Girare la testa o il corpo di lato, guardare altrove, voltarsi di spalle: è un classico “non voglio scontro”. Non è menefreghismo, è diplomazia.
- Socchiudere gli occhi o irrigidirsi e restare immobile: quel volto apparentemente “dolce” può essere un tentativo di calmare la situazione. L’immobilità, in particolare, può indicare che il cane sta trattenendo una reazione.
- Movimenti lenti o traiettorie curve: quando un cane si avvicina “a banana” invece che dritto, sta rendendo l’incontro più tranquillo. È come dire: “Arrivo con buone intenzioni”.
Perché sono importanti (e perché li perdiamo)
Molti proprietari li trascurano per due motivi: perché sono piccoli e perché non fanno rumore. Eppure, se li ignori, rischi di vedere solo l’ultima pagina del libro, cioè il ringhio, lo scatto indietro, il tentativo di fuga.
In più, alcuni cani cresciuti in condizioni difficili possono averli “spenti” o usati meno, e questo aumenta i fraintendimenti. Se un cane non sa più calmare e non viene capito, la comunicazione si spezza proprio quando servirebbe di più.
Riconoscere questi segnali significa leggere l’ansia quando è ancora gestibile, proteggere il benessere del cane, e prevenire situazioni che poi vengono etichettate come “improvvise”.
Come distinguerli dai segnali di felicità (senza confondersi)
Qui il contesto è tutto. Alcuni comportamenti sono gioiosi e travolgenti, altri sono una richiesta di pausa.
Ecco una mini bussola pratica:
- Zoomies (scatti e corse improvvise): di solito sono energia euforia, corpo morbido, gioco.
- Scodinzolio: non è sempre “contento”. Se il corpo è rigido, la coda è bassa o il movimento è nervoso, può esserci tensione.
- Coda tra le gambe: più che calma, spesso è paura.
- Postura rigida e occhio di balena (si vede il bianco dell’occhio): segnali di stress più marcato, spesso dopo che i segnali calmanti sono stati ignorati.
La regola che non tradisce mai è questa: guarda tutto il cane, non un pezzo solo. Bocca, occhi, coda, postura, distanza, ambiente.
Cosa fare quando li noti (senza complicarti la vita)
Non serve “correggere” il cane. Serve ascoltarlo.
- Riduci la pressione: meno fissarlo, meno invaderlo, meno abbracci stretti.
- Aumenta la distanza: spesso è il regalo più grande che puoi fare in quel momento.
- Rendi gli incontri più morbidi: approcci laterali, movimenti lenti, voce calma.
- Premia la calma: non con eccitazione, ma con routine prevedibile e sicurezza.
Quando inizi a vedere questi segnali, succede una cosa curiosa: ti accorgi che il cane stava comunicando da sempre. Solo che lo faceva sottovoce. E da lì, il rapporto cambia, perché smetti di “gestirlo” e inizi davvero a capirlo.




