Non potare l’ulivo prima di aver visto questo: i 3 errori che rovinano il raccolto

C’è un momento, davanti a un ulivo (anzi, davanti a un ulivo), in cui ti viene voglia di prendere le forbici e “mettere ordine” subito. Capita spesso dopo la raccolta, quando la chioma sembra stanca e disordinata. Eppure è proprio lì che si nascondono gli errori più costosi, quelli che non si vedono nell’immediato, ma arrivano puntuali al prossimo raccolto, come una bolletta inattesa.

Quello che segue è una guida pratica ai 3 errori che più spesso rovinano produzione e salute della pianta, con un’idea chiara in testa: potare meno, potare meglio, potare nel momento giusto.

Errore 1: potare nel periodo sbagliato (e “regalare” la pianta al freddo o allo stress)

Il primo sbaglio è anche il più comune: scegliere il calendario “comodo” invece di quello corretto.

  • Potare in autunno, per esempio a ottobre, è rischioso perché le ferite di potatura restano esposte proprio quando arrivano freddo e umidità. Il legno può subire danni, i nuovi germogli risultano più sensibili e la pianta entra in inverno già stressata, con conseguenze sulla produzione.
  • Potare troppo tardi in primavera crea un altro tipo di problema: vai a intervenire mentre l’albero sta già investendo energie nella fioritura e nella futura allegagione. Tagliando, cambi improvvisamente gli equilibri, e spesso ottieni una vegetazione “di reazione” che ombreggia i rami produttivi o rende più complicata la raccolta.

Il periodo più affidabile per la potatura secca è in genere tra febbraio e marzo, dopo i freddi più seri e prima che la pianta entri nel pieno della ripresa vegetativa. Se vivi in una zona molto mite puoi anticipare leggermente, se sei in collina o soggetto a gelate tardive conviene aspettare di più. La regola pratica è semplice: non avere fretta, l’ulivo non perdona l’ansia.

Errore 2: capitozzatura (o acefalia), il “taglio drastico” che sembra risolvere tutto

La capitozzatura è quel gesto netto, quasi liberatorio, tagliare la cima per abbassare la pianta in un colpo solo. Sulla carta sembra logico, nella realtà spesso è un boomerang.

Cosa succede dopo un taglio così?

  1. La pianta risponde con una spinta verticale di succhioni, tanti, vigorosi, disordinati.
  2. Si altera il rapporto tra chioma e radici, e l’energia va più verso la vegetazione che verso la fruttificazione.
  3. Aumenti l’esposizione al gelo e alle scottature, perché la struttura “protettiva” della chioma viene stravolta.
  4. Può accentuarsi una alternanza produttiva più marcata, un anno tanto, un anno poco.

Se l’obiettivo è abbassare l’altezza, il metodo più intelligente è la gradualità: scegli una cima meno vigorosa, abbassi con tagli progressivi e costruisci una chioma più equilibrata. Ci vuole un po’ più di pazienza, ma ripaga in produzione e in facilità di gestione.

Errore 3: potare troppo, o potare male (tagli grandi, monconi e rami “lontani”)

Questo è l’errore che spesso nasce dalle buone intenzioni: “Se pulisco tanto, l’ulivo produce meglio”. In realtà l’eccesso di tagli crea stress, apre la porta a carie del legno e riduce la capacità produttiva, perché l’ulivo fruttifica su rami ben illuminati ma non “spogliati”.

Ecco i segnali tipici di una potatura troppo intensa o errata:

  • Tagli grossi ripetuti, che lasciano ferite ampie e lente da cicatrizzare.
  • Monconi lasciati apposta “per sicurezza”, che invece seccano e diventano punti deboli.
  • Interventi concentrati solo “in alto”, con chioma sbilanciata e rami produttivi messi in ombra.
  • Rimozione di rami troppo lontani dal tronco, allungando il percorso della linfa e rendendo meno efficiente l’albero.

Una regola pratica che aiuta: quando tagli un ramo, fallo dove la pianta può davvero richiudere bene, senza lasciare pezzi morti, e senza obbligare la linfa a percorsi inutilmente lunghi. Meglio pochi tagli mirati che una “rasatura”.

Due abitudini che fanno la differenza (senza complicarti la vita)

  • Potatura annuale leggera: mantiene la chioma arieggiata e riduce gli interventi drastici.
  • Residui gestiti bene: se puoi, trincia e lascia in campo, contribuisce al suolo e limita sprechi.

Alla fine, la potatura dell’ulivo è un po’ come sistemare una stanza: non serve buttare giù muri. Serve capire cosa togliere, quando farlo, e cosa lasciare al suo posto perché la pianta continui a lavorare, silenziosa, verso il prossimo raccolto.

Redazione Creattivamente News

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