Ti è mai capitato di guardare la tua sansevieria e pensare, “ma com’è possibile, era praticamente indistruttibile”? Anch’io ho avuto quella sensazione: foglie che prima stavano dritte come spade, poi all’improvviso molli, gialline, quasi trasparenti. Il paradosso è che spesso non sta morendo per mancanza di cure, ma per “troppo amore”.
L’errore comune che la sta uccidendo
Il nemico numero uno è l’eccesso di irrigazione. La sansevieria è una pianta abituata a zone aride, quindi tollera benissimo qualche giorno (anche qualche settimana) di secco, ma soffre quando il terriccio resta costantemente umido.
Quando l’acqua non evapora e ristagna:
- le radici ricevono meno ossigeno,
- aumentano funghi e batteri,
- si innesca il temuto marciume radicale.
In inverno, con luce più debole e temperature più basse, l’acqua evapora ancora più lentamente, quindi lo stesso gesto (una bagnata “normale”) può diventare troppo.
I segnali da riconoscere subito
La sansevieria parla, solo che lo fa senza fretta. I sintomi tipici sono abbastanza riconoscibili:
- Foglie molli o piegate, soprattutto alla base
- Ingiallimento diffuso o a chiazze
- Base che sembra “bagnata”, scura, talvolta con cattivo odore
- Terriccio che rimane umido per giorni
- Radici nere e spappolate (se la sfili dal vaso)
- Presenza di liquido appiccicoso (a volte legato a cocciniglie)
Se la pianta perde anche le screziature e diventa più uniforme, spesso c’entra anche la mancanza di luce, ma di solito non è il motivo principale del collasso improvviso.
Perché il drenaggio conta più dell’acqua
Un dettaglio che sembra tecnico, ma fa tutta la differenza: la sansevieria non vuole “meno acqua”, vuole acqua che scorra via.
I problemi nascono quando:
- il vaso non ha fori di drenaggio,
- il sottovaso resta pieno,
- il terriccio è troppo compatto e trattiene umidità.
Una pianta può anche essere annaffiata raramente, ma se il terreno è una spugna, le radici restano comunque in un ambiente soffocante.
Il consiglio definitivo del giardiniere (che salva davvero)
La regola pratica è semplice e un po’ liberatoria: annaffia solo quando il terreno è completamente asciutto in profondità.
Per verificarlo, non fidarti solo della superficie. Infila un dito o uno stecchino per qualche centimetro: se esce fresco e umido, aspetta. E quando annaffi, fallo bene, poi lascia drenare tutto, senza acqua ferma nel sottovaso.
Il mix giusto (semplice e efficace)
Per prevenire ricadute, punta su un terriccio drenante:
- terriccio universale leggero,
- perlite o sabbia grossolana per aumentare l’aria,
- vaso non troppo grande, meglio se in terracotta.
Rinvaso d’emergenza: cosa fare se è già marcia
Se le foglie sono molli alla base o senti odore di marcio, qui serve un intervento deciso.
- Estrai la pianta dal vaso e rimuovi tutto il terriccio bagnato.
- Con un coltello sterilizzato taglia via radici e parti molli, fino a tessuti sani.
- Lascia asciugare all’aria 24-48 ore (di più se il rizoma è molto umido).
- Spolvera i tagli con zolfo (o prodotto antifungino adatto).
- Rinvasa in substrato asciutto e drenante, poi aspetta qualche giorno prima di annaffiare.
Sì, sembra controintuitivo lasciare una pianta “a secco”, ma è proprio così che le dai la possibilità di ricostruire radici sane.
Se è troppo tardi, non è finita: salvala con le talee
Quando la base è compromessa, spesso si recupera tagliando foglie ancora sode e facendone talee. Lasciale asciugare un giorno, poi mettile in terriccio leggero appena umido (o in acqua), in un punto luminoso con luce indiretta.
Dove metterla per farla tornare forte
La sansevieria ama la luce abbondante ma non il sole diretto bruciante. Evita soprattutto:
- temperature sotto i 10°C,
- correnti fredde e sbalzi termici,
- angoli bui per mesi.
Con meno acqua, più drenaggio e un rinvaso fatto bene quando serve, questa pianta torna spesso a fare quello che sa fare meglio: resistere, crescere, e sembrarti di nuovo “immortale”.




