Pensione con 20 anni di contributi: quanto si prende davvero

Quando senti dire “ho 20 anni di contributi, quindi a 67 anni ci arrivo”, è facile tirare un sospiro di sollievo. Poi però arriva la domanda che mette tutti un po’ in allerta: “Sì, ma quanto prendo davvero?”. E lì capisci che la risposta non sta in una cifra secca, sta nei dettagli, quelli che di solito scopri solo quando ti ci trovi dentro.

Il punto di partenza: quando si può andare in pensione

Con 20 anni di contributi si parla, nella maggior parte dei casi, di pensione di vecchiaia. I requisiti base, ad oggi, sono questi:

  • Età: 67 anni (valore in vigore almeno fino al 2026, salvo aggiornamenti).
  • Contributi: minimo 20 anni, contando contributi obbligatori, figurativi, volontari e anche quelli da riscatto (se validi).
  • Attenzione alla soglia minima dell’assegno: per chi è nel contributivo puro (cioè con contributi solo dopo il 1996), l’importo deve superare una soglia legata all’assegno sociale. Se non la raggiungi, l’uscita può slittare fino a 71 anni.

Fin qui sembra semplice, ma la parte “scomoda” arriva con il calcolo.

La domanda vera: da cosa dipende l’importo

L’assegno finale dipende soprattutto da tre cose:

  1. Regime di calcolo: retributivo, contributivo o misto.
  2. Retribuzione o reddito medio su cui hai versato.
  3. Continuità e “peso” dei versamenti (dipendente e autonomo spesso vivono due film diversi).

In media, con 20 anni, il risultato per un lavoratore dipendente si aggira spesso attorno al 40% dell’ultimo stipendio (come ordine di grandezza). Per gli autonomi, la forchetta è più ballerina e spesso più bassa, perché i contributi versati possono essere inferiori rispetto a una retribuzione “da busta paga”.

Retributivo, contributivo, misto: cosa cambia davvero

Qui conviene immaginare tre “stanze”.

Retributivo (tipico per chi ha anzianità prima del 1996)

È quello più intuitivo: tende a guardare alle retribuzioni degli ultimi anni. La regola pratica spesso citata è circa 2% per anno. Con 20 anni, diventa un 40% della retribuzione di riferimento.

Contributivo puro (solo dopo il 1996)

Qui non conta tanto “quanto guadagnavi”, ma quanto hai versato nel tempo (il cosiddetto montante contributivo, rivalutato) e un coefficiente legato all’età di uscita. A 67 anni il coefficiente è più favorevole che a età inferiori, ma con soli 20 anni la coperta resta corta.

Misto

È un incrocio: una parte calcolata col retributivo (sui periodi prima del 1996) e una col contributivo (per i periodi successivi). Spesso esce un importo intermedio, ma dipende da come sono distribuiti gli anni.

Esempi orientativi (per capirci, senza illusioni)

Numeri alla mano, con retribuzioni medie fra 30.000 e 40.000 euro lordi annui, si vedono spesso scenari di questo tipo (stime indicative):

RegimeLogica di basePensione lorda annua stimataPensione lorda mensile stimata
RetributivoCirca 40% della media retributiva~16.000 € (su 40.000 €)~770 €
ContributivoMontante rivalutato e coefficiente a 67 anni~14.700 €~605-685 €
MistoSomma delle due quoteVariabilespesso ~650-750 €

Sono importi che cambiano molto con la storia individuale, ma aiutano a vedere la traiettoria: con 20 anni, raramente si parla di pensioni “piene”.

La soglia minima: il dettaglio che può spostare tutto

Per chi è nel contributivo puro, l’assegno deve superare una soglia minima legata all’assegno sociale, spesso indicata come 2,8 volte (valori che cambiano con gli anni, ad esempio intorno a 1.500 euro lordi mensili in alcune stime recenti). In altri contesti normativi e annualità si cita anche una soglia 1,5 volte. Se la soglia non è rispettata, può scattare lo slittamento a 71 anni.

In pratica, è come avere una porta a 67 anni che si apre solo se l’importo è “abbastanza”. Se no, si aspetta.

Come integrare, senza complicarsi la vita

Se capisci che l’assegno sarà stretto, la parola chiave è previdenza complementare. Le leve più citate sono:

  • Fondi pensione e piani di accumulo, con deducibilità fiscale fino a 5.164,57 € l’anno (se ne hai capienza).
  • Valutare la RITA (rendita integrativa temporanea) in certi casi, per accompagnare l’uscita.
  • Simulare spesso: strumenti INPS e comparatori possono aiutare a non navigare a vista.

Un mini percorso pratico (da fare davvero)

  1. Controlla l’estratto conto contributivo e sistema eventuali buchi.
  2. Capisci se sei retributivo, misto o contributivo puro.
  3. Fai una simulazione con almeno due scenari, uno prudente e uno realistico.
  4. Se serve, costruisci un’integrazione graduale, anche piccola ma costante.

La verità è che con 20 anni “ci arrivi”, ma l’importo non è automatico né uguale per tutti. E sapere in quale stanza sei (retributivo, contributivo, misto) fa tutta la differenza tra una pensione che regge e una che ti costringe a rimettere mano ai conti.

Redazione Creattivamente News

Redazione Creattivamente News

Articoli: 50

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *