Succede spesso così: all’inizio sei carico, il cucciolo ti guarda come se fossi il centro del mondo e ogni piccolo progresso sembra una magia. Poi, proprio quando pensi “ok, ci siamo”, qualcosa si inceppa. Il cane torna a tirare al guinzaglio, a saltare addosso, a ignorare il richiamo. E tu ti chiedi dove hai sbagliato, anche se in realtà l’errore è talmente comune da essere quasi invisibile.
L’errore più diffuso: la mancanza di costanza
Il problema numero uno nell’educazione del cane non è “non saper insegnare il seduto”. È interrompere, allentare, fare a fasi. La mancanza di costanza prende mille forme:
- ti impegni per due settimane, poi smetti perché “ormai ha capito”
- fai esercizi solo quando hai tempo o quando ti serve “che si comporti”
- ottieni i comandi base e pensi che il lavoro sia finito
Il cane però non ragiona per “corsi completati”. Ragiona per abitudini che si consolidano con ripetizione e coerenza. Se l’allenamento sparisce appena arrivano i primi risultati, lui non generalizza, non stabilizza, e spesso torna ai comportamenti più spontanei (che per noi sono quelli “problematici”).
Perché l’incoerenza confonde davvero
Immagina di imparare una lingua: fai un mese intensivo, poi non la tocchi per tre mesi. Quando riprendi, non è che sei “tornato a zero”, ma inciampi, ti manca scioltezza, perdi automatismi. Con il cane succede qualcosa di simile, solo che qui entrano in gioco emozioni, stimoli, ambiente e aspettative.
Un percorso efficace dovrebbe essere pianificato, poi monitorato (anche solo mentalmente) e adattato nel tempo. Non serve fare maratone, serve continuità.
Una regola semplice che cambia tutto
Pensa in termini di “micro routine” quotidiana: 3 o 4 minuti, ripetuti, contano più di 40 minuti una volta ogni tanto.
Gli altri errori che alimentano il caos (anche senza accorgertene)
1) Coerenza familiare: una regola, una sola versione
Uno dei momenti più critici è quando in casa ognuno interpreta le regole a modo suo. Il cane non capisce le eccezioni tipo “oggi sì, domani no”.
Esempi tipici:
- sul divano “solo quando siamo stanchi”
- il cibo “solo se fa gli occhi dolci”
- il salto addosso “solo con gli amici”
Il risultato è un cane che prova strategie a caso per capire quale funziona. Qui la parola chiave è coerenza, non rigidità.
2) Dire il comando a raffica
“Seduto, seduto, seduto!” è un classico. Ma così, senza volerlo, insegni al cane che la prima richiesta è facoltativa e che l’azione arriva dopo la terza o la quarta ripetizione.
Meglio:
- pronuncia il comando una sola volta, chiaro e calmo
- fai una pausa, dagli tempo di elaborare
- se non risponde, aiuta con un gesto o semplifica l’esercizio
3) Premiare troppo tardi (o nel momento sbagliato)
Il cane collega azione e conseguenza in pochi secondi. Se premi in ritardo, stai rinforzando qualcos’altro: magari l’abbaio, magari il saltello, magari l’agitazione.
Qui entra in gioco il condizionamento: in pratica, ciò che viene rinforzato tende a ripetersi. Per questo il premio deve arrivare subito dopo il comportamento corretto, e in modo coerente.
4) Sgridare senza indicare l’alternativa
Capita: vedi un errore e parte la correzione. Ma se non mostri cosa fare “al posto di”, il cane resta in difesa, confuso o frustrato.
Esempi pratici:
- se salta addosso, insegna “seduto” per salutare
- se tira, rinforza i due passi fatti con guinzaglio morbido
- se mordicchia, proponi un gioco masticabile e premia quando lo usa
Un piano leggero, ma stabile (che funziona davvero)
Per rendere la costanza sostenibile, prova a impostare così:
- sessioni brevi e variate (2-5 minuti)
- 1 obiettivo per volta (richiamo, calma, guinzaglio)
- premio immediato, poi pausa
- tono fermo e neutro, senza farsi trascinare dall’emotività
- una piccola verifica “mensile”: cosa è migliorato, cosa va semplificato
Alla fine, l’educazione del cane non è un evento, è una relazione che si costruisce. Quando la costanza diventa la tua abitudine, anche la sua diventa più facile. E quello che sembrava “un cane che non ascolta” spesso si rivela semplicemente un cane che finalmente capisce cosa gli stai chiedendo, ogni giorno, allo stesso modo.




