Ti è mai capitato di chiamarlo con la voce più dolce del mondo e vederlo, letteralmente, fare finta di niente? In quei secondi ti senti invisibile, e nella testa parte il film, “non mi rispetta”, “è testardo”, “non mi ascolterà mai”. La verità è molto più concreta e, per fortuna, risolvibile: un richiamo che non funziona quasi sempre racconta un problema di contesto, di emozioni, o di “convenienza” per il cane.
Perché fuori casa il cane “sparisce”
A casa torna perché è facile: poche variabili, poche tentazioni. Al parco, invece, entra in scena il mondo intero. E spesso l’addestramento non ha seguito lo stesso ritmo della vita.
I motivi più comuni sono questi:
- Addestramento in ambienti sempre uguali: il cane non generalizza da solo. “Vieni” in cucina non è automaticamente “Vieni” tra altri cani.
- Distrazioni troppo elevate: odori, corse, persone, rumori, tutto può valere più del tuo richiamo.
- Associazione negativa: se lo chiami solo per mettere il guinzaglio e finire il divertimento, capisce in fretta che tornare significa “fine festa”.
- Comando poco chiaro o tono sbagliato: cambiare parola, ripeterla cento volte, usare un tono arrabbiato, confonde e abbassa la motivazione.
- Premi non all’altezza o cane in ansia: se è spaventato o stressato, o se il premio è mediocre, la scelta è semplice: resta dov’è.
Il richiamo che funziona davvero: una promessa, non un ordine
Un richiamo affidabile nasce dal rinforzo positivo e da un buon condizionamento. In pratica, “tornare da te” deve diventare una delle cose più vantaggiose che esistono, almeno durante l’apprendimento.
Due regole d’oro che cambiano tutto:
- Premia solo dopo l’arrivo, non sventolare il boccone prima. Il cane deve scegliere te, poi ricevere la ricompensa.
- Doppio premio: quando arriva, premialo e poi, ogni tanto, rimettilo libero. Così il richiamo non diventa la sirena della fine del gioco.
Allenamento a livelli: dal salotto al parco, senza fretta
Pensa al richiamo come a una scala. Se salti i gradini, scivoli.
Livello 1: casa o giardino tranquillo
- Scegli una parola unica, per esempio “Vieni”, sempre uguale.
- Usa un tono allegro e invitante.
- Accucciati o abbassati leggermente, sembri meno “minaccioso” e più interessante.
- Quando arriva, premia con cibo gustoso, coccole o gioco breve.
Livello 2: piccole distrazioni controllate
Aggiungi tentazioni leggere, un giocattolo a terra, un familiare che cammina, una porta socchiusa. Se fallisce, non insistere: stai solo allenando l’ignorarti.
Livello 3: esterno con sicurezza
Qui entra in gioco il guinzaglio lungo (2-5 m). Non è un trucco, è un airbag.
- Chiama una volta.
- Se non arriva, guida dolcemente verso di te senza strattoni.
- Appena arriva, festa e premio, come se avesse scelto benissimo.
Tecniche pratiche che aumentano l’affidabilità
- Tocca collarino o pettorina quando arriva, poi premia e libera. Così non scappa appena vede la mano.
- Alterna premi, ogni tanto jackpot, cioè una ricompensa super.
- Fai mini sessioni, 3 minuti alla volta, più volte al giorno.
Gli errori che sabotano tutto (anche se lo ami tantissimo)
- Urlare il comando, inseguirlo, arrabbiarsi: aumenti la distanza emotiva e spesso anche quella fisica.
- Punirlo quando torna “in ritardo”: impara che tornare è pericoloso, quindi la prossima volta non torna proprio.
- Ripetere “Vieni vieni vieni”: diventa rumore di fondo.
Un mini piano di 7 giorni, semplice e realistico
- Giorni 1-2: 10 richiami facili in casa, premi sempre.
- Giorni 3-4: aggiungi distrazioni leggere, premi quasi sempre.
- Giorni 5-6: esterno tranquillo con guinzaglio lungo, richiami brevi e allegri.
- Giorno 7: prova in un parco poco affollato, premia molto e libera spesso.
Se nonostante la costanza il cane continua a ignorarti, o se noti paura e ansia marcate, vale oro farsi affiancare da un educatore cinofilo: a volte basta una correzione di timing o di contesto per sbloccare tutto. E quando finalmente lo vedi girarsi e partire verso di te con entusiasmo, capisci che non era disobbedienza, era solo un richiamo da costruire meglio.




