C’è un momento, quando ti avvicini a un’orchidea un po’ spenta, in cui lo sguardo finisce sempre lì, nel vaso trasparente, a caccia di un indizio: radici verdi e turgide o fili marroni e molli? È spesso in quel punto che nasce l’idea del bicarbonato, quel rimedio “da credenza” che sembra poter rimettere tutto in riga. Ma cosa succede davvero alle radici quando lo usi?
Perché il bicarbonato “tocca” le radici (e non solo)
Il bicarbonato di sodio è una sostanza alcalina: sciolto in acqua può modificare, in modo temporaneo, il pH dell’ambiente in cui vivono le radici. Nelle orchidee, soprattutto nelle Phalaenopsis coltivate in corteccia, le radici stanno bene in un equilibrio delicato tra umidità e aria. Quando questo equilibrio si rompe, l’umidità stagnante diventa un invito per marciumi e patogeni.
Ed è qui che il bicarbonato entra in scena: alzando leggermente il pH, può rendere l’ambiente meno favorevole alla proliferazione di alcuni funghi e batteri legati ai marciumi radicali. Non è magia, è chimica di base, anzi, una piccola “regolazione” che può aiutare se usata con testa.
Gli effetti reali: cosa puoi aspettarti sulle radici
1) Aiuto contro marciumi e reinfezioni
Se hai appena potato radici compromesse, un bagno rapido può agire come misura igienica. L’idea è semplice: ridurre la carica microbica e rendere più difficile la ripartenza dei patogeni sulle ferite fresche.
Un approccio usato da molti coltivatori è:
- potare con forbici pulite,
- fare un bagno radicale breve in soluzione di bicarbonato,
- lasciare asciugare bene prima di rinvasare.
2) Radici “più pronte” a ripartire (ma non perché le nutre)
Si dice spesso che “rafforza” le radici. La lettura più corretta è questa: se riduci la pressione di muffe e marciumi e riporti un ambiente più stabile, l’orchidea ha più probabilità di emettere nuove radici sane. Non perché il bicarbonato sia un fertilizzante, ma perché rimuove un ostacolo.
3) Assorbimento dei nutrienti: effetto indiretto e temporaneo
Un pH leggermente spostato può influire su come la pianta assorbe alcuni elementi. In pratica, l’effetto è limitato nel tempo e dipende dal substrato, dall’acqua che usi e dalla frequenza dei trattamenti. Per questo va visto come un intervento mirato, non come una routine.
Se vuoi approfondire il tema in generale, la parola chiave è pH, perché è lì che si gioca buona parte della salute radicale.
Come usarlo correttamente (senza fare danni)
Qui la precisione conta. Le dosi “a occhio” sono il modo più veloce per passare da rimedio utile a problema serio.
Soluzione base consigliata
- 1 cucchiaino di bicarbonato in 1 litro d’acqua
Questa soluzione può essere usata per:
- bagno delle radici (circa 10 minuti) dopo la potatura,
- nebulizzazione leggera (solo se ha senso nel tuo caso, evitando ristagni nel colletto).
Soluzione più concentrata per interventi mirati
- 5 grammi in mezzo litro d’acqua, da applicare localmente sulle radici in situazioni specifiche.
Mini check-list pratica
- Usa acqua a temperatura ambiente.
- Non prolungare il bagno oltre il necessario.
- Dopo il trattamento, lascia asciugare le radici all’aria.
- Riparti con irrigazioni corrette, tanta aerazione e un substrato che drena.
La parte che molti saltano: i rischi dell’eccesso
Qui arriva la verità “scomoda”: troppo bicarbonato può causare uno shock alcalino. E le radici di orchidea, già delicate, possono letteralmente “bruciarsi”.
Interrompi e risciacqua bene se noti:
- foglie che perdono turgore senza motivo,
- ingiallimenti improvvisi,
- radici che diventano molli o scure dopo il trattamento.
E soprattutto ricordalo: il bicarbonato non è un concime. Non sostituisce una fertilizzazione equilibrata né corregge errori di base come:
- irrigazioni troppo frequenti,
- vaso senza adeguato drenaggio,
- substrato vecchio e degradato.
Quindi, metterlo sulle orchidee conviene?
Sì, ma solo come strumento “chirurgico”: utile per prevenire reinfezioni dopo una potatura e per creare un ambiente momentaneamente meno ospitale ai marciumi. Se invece lo usi spesso, o in dosi alte, il rischio è di peggiorare la situazione proprio dove l’orchidea è più vulnerabile, cioè alle radici.
Il risultato migliore arriva quando il bicarbonato è l’ultima tessera, non la prima: prima vengono luce, aria, acqua con criterio e un buon rinvaso. Poi, se serve, quel cucchiaino in un litro può fare la sua piccola, concreta differenza.




