C’è un momento, quando ti propongono una cifra “al volo” per un campo o un pezzo di terra di famiglia, in cui ti viene da pensare: e se stessi lasciando sul tavolo più di quanto immagini? Il punto è che un terreno non edificabile sembra semplice da valutare, ma spesso nasconde dettagli che cambiano davvero il valore al metro quadro.
Il numero che ti serve davvero: dalla media nazionale al metro quadro
Partiamo dal dato più utile, quello che ti permette di fare subito una proporzione chiara. Nel 2024, il valore medio nazionale di un terreno agricolo (tipicamente non edificabile) in Italia è stato di circa 22.400 euro per ettaro, con una crescita annua intorno al +1% rispetto al 2023.
Un ettaro è 10.000 m², quindi la media diventa:
- 22.400 euro/ha
- circa 2,24 euro/m²
È una media, certo, ma è già un antidoto efficace contro le offerte “a sensazione”.
Dove cambia tutto: Nord, Centro, Sud (e perché)
La stessa parola, “agricolo”, non significa la stessa cosa a Bolzano o in un’area interna del Sud. I range regionali sono spesso la differenza tra una vendita tranquilla e una svendita.
Ecco una sintesi rapida e concreta:
| Area | Valori tipici per ettaro | Equivalente al m² |
|---|---|---|
| Centro e Sud (frequente) | sotto 16.000 euro/ha | circa 1,6 euro/m² |
| Nord (frequente) | 20.000 a 45.000 euro/ha | circa 2 a 4,5 euro/m² |
| Media Italia 2024 | 22.400 euro/ha | circa 2,24 euro/m² |
In pratica, lo stesso lotto da 5.000 m² può “valere” mediamente 8.000 euro in un contesto e superare i 20.000 euro in un altro, senza che sia edificabile.
I dettagli che “spostano” il prezzo (anche parecchio)
Qui arriva la parte che molti sottovalutano. Un terreno non edificabile non si valuta solo per dimensione, ma per qualità e utilizzabilità reale. Alcuni fattori tendono ad aumentare il valore, altri lo riducono sensibilmente.
Cosa tende ad aumentare il valore
- Irrigazione disponibile o facilità di approvvigionamento idrico
- Accessibilità comoda (strada, mezzi agricoli, logistica)
- Esposizione favorevole e conformazione regolare
- Presenza di colture più redditizie o vocazione riconosciuta dell’area
- Domanda locale “viva”, anche per affitto agricolo o investimenti
Cosa tende a ridurlo
- Vincoli che limitano l’uso (ambientali, paesaggistici, servitù)
- Terreno marginale, scosceso, frammentato o difficile da lavorare
- Rischi o limitazioni idrogeologiche
- Distanza dai servizi e costi di gestione sproporzionati
Se ti sembra che questi elementi siano “tecnici”, hai ragione. Ed è proprio per questo che, quando si parla di valore reale, entra in scena uno strumento che nel 2026 diventa ancora più strategico.
La mossa che molti ignorano: rideterminare il valore fiscale (Legge di Bilancio 2026)
Non svendere non significa solo chiedere un prezzo migliore. Significa anche evitare di pagare più tasse del necessario quando vendi, o pianificare con intelligenza un passaggio familiare. La rideterminazione del valore fiscale, resa strutturale dalla Legge di Bilancio 2026 (nel quadro del Piano Coltivaitalia), serve proprio a questo: allineare il valore fiscale a quello di mercato.
Come funziona, in pratica
- Fai redigere una perizia asseverata da un professionista (perito, agronomo, tecnico abilitato) che stima il valore attuale del terreno.
- Paghi un’imposta sostitutiva del 18% sul differenziale tra vecchio valore e nuovo valore rideterminato.
- Puoi rateizzare l’importo in 3 anni, rendendo l’operazione più sostenibile.
La scadenza da segnare
- La perizia va depositata entro il 30 novembre 2026.
Perché può essere decisiva
Rivalutare può significare raddoppiare il valore fiscalmente riconosciuto in alcuni casi, con effetti pratici su:
- vendita e gestione della plusvalenza
- pianificazione patrimoniale
- operazioni di affrancamento e riallineamento fiscale
Un ultimo dettaglio che cambia prospettiva
C’è anche un contesto più ampio: si parla di milioni di ettari non coltivati recuperabili, con fondi pubblici fino al 2028 per innovazione e sostenibilità. Tradotto, in alcune zone l’attenzione verso il suolo agricolo può crescere, e con essa anche l’interesse per terreni oggi considerati “secondari”.
La conclusione, se devo dirtela come la direi a un amico, è questa: il valore medio di 2,24 euro/m² è un punto di partenza, non un verdetto. Per capire il tuo “numero vero”, serve guardare ai fattori locali e, quando ha senso, mettere in ordine la parte fiscale con una perizia seria. Così, quando arriva la proposta, non sei tu a inseguire il prezzo, è il prezzo che deve reggere il confronto con la realtà.




